PREAMBOLO
L'umanizzazione delle cure pone la persona ammalata e la sua famiglia al centro di un complesso percorso sanitario, cercando di valorizzarne la dignità, l'unicità e i bisogni emotivi oltre a quelli clinici. Si basa su empatia, ascolto attivo, comunicazione efficace e a tutti quegli strumenti relazionali che nel corso degli ultimi anni hanno assunto una valenza imprescindibile per rendere la salute un obiettivo inerente alla “cura della persona” e non solo un servizio offerto o la erogazione di prestazioni tecniche. Ciò si è allargato ai diversi contesti, includendo l’associazionismo e i momenti di advocacy, i luoghi di lavoro e le tecnologie, il contesto ambientale e architettonica, in una cultura orientata al benessere. Esistono oggi moltissimi movimenti, istituzioni e organizzazioni a livello internazionale, oltre che nazionale, che in questo senso promuovono l’umanizzazione delle cure.
Tra questi, di altissima rilevanza è quanto ha sviluppato dall’Università degli Studi di Udine nella “Carta di Udine per l’Umanizzazione delle Cure e il Benessere Organizzativo”, documento scientifico di indirizzo che enfatizza il ruolo del Servizio Sanitario Nazionale, come pilastro sociale imprescindibile. La Carta di Udine, considerando la umanizzazione delle cure come “strategia fondamentale per rispondere in maniera innovativa e sinergica al contesto sociale ed epidemiologico e alle nuove richieste e ai bisogni di salute della popolazione, che richiedono un adeguamento delle risposte assistenziali sia sul piano clinico sia su quello organizzativo-gestionale” (Burrai et al., 2020) vuole promuovere un cambio di paradigma nella filiera della salute, costruito interamente sulla persona/paziente, ridando centralità alla dimensione umana. Il documento, infatti, “si rivolge a tutti gli operatori sanitari […] garantendo la presa in carico globale del paziente e investendo nel benessere della persona. Per realizzare questo ambizioso progetto è necessario che la squadra dell’ecosistema della salute comprenda diverse figure professionali e nuove competenze da affiancare agli operatori sanitari: informatici, statistici, ingegneri gestionali, ingegneri clinici, ingegneri fisici, sociologi, biotecnologi, giuristi, economisti, project manager, rappresentanti del terzo settore e tutte le figure che cooperano alla costruzione della Medicina a 5 P (Preventiva, Predittiva, Partecipativa, Personalizzata, di Precisione)”.
Come scrive Luigina Mortari, nella parte introduttiva della Carta di Udine, “gli orientamenti che costituiscono i driver della società attuale – individualismo, logica mercantile, scientismo e burocraticismo - non devono mai intaccare le scelte che orientano la politica sanitaria, che sempre deve mettere al centro la salute dei pazienti e la qualità della vita dei professionisti della salute.”
Ai primi Stati Generali tenutisi ad Udine il 30 Novembre 2024, UMANIZZAZIONE DELLE CURE: COME RI-COSTRUIRE LA FILIERA DELLA SALUTE, è stata presentata la stessa Carta di Udine.
A tale evento , hanno fatto seguito i Secondi Stati Generali UMANIZZAZIONE DELLE CURE PER IL PAZIENTE ONCOLOGICO Percorsi innovativi di cura, benessere e prevenzione, tenutisi a Lecce il 5-6 Dicembre 2025, atti a promuovere il Manifesto per l’Umanizzazione delle Cure per il Paziente Oncologico.
Questi Terzi Stati Generali che si terranno a Ferrara il 18 e 19 Dicembre 2026, UMANOCENTRISMO E CURA – LA FORMAZIONE PER LA SALUTE GLOBALE DELLA PERSONA, hanno lo scopo di promuovere il Manifesto per la Formazione alla Umanizzazione delle Cure nei diversi contesti assistenziali.
RAZIONALE
L’umanizzazione delle cure è definita come la “capacità di rendere i luoghi di cura e le pratiche medico assistenziali aperti, sicuri e senza dolore, conciliando politiche di accoglienza, informazione e comfort con percorsi assistenziali il più possibile condivisi e partecipati con il cittadino” (Ministero della Salute). Si configura come un “approccio programmatorio ed organizzativo che adotta la prospettiva degli individui, delle famiglie e delle comunità e guarda a loro sia come beneficiari sia come partecipanti attivi di sistemi sanitari, che rispondono ai loro bisogni e preferenze con un approccio umano e olistico” (World Health Organization).
Dall’ampia letteratura inerente alla medicina della persona (Paul Tournier, 1940) e ai modelli applicativi biopsicosociali proposti per modificare l’approccio in ambito medico e sanitario (George Engel, 1977), diverse lacune sono restate e restano in questo ambito, nonostante l’impegno a definire i parametri specifici su cui re-impostare i contesti assistenziali ospedalieri e territoriali.
Per questo, è divenuto sempre più necessario essere formati a processi e a modalità che superino il biotecnologismo fine a sé stesso, la burocratizzazione e lo stile di anomia relazionale, che già Karl Jaspers indicava come grave rischio del medico nell’età della tecnica (1958). È necessario, cioè, che l’ambito sanitario e, in generale, tutti i sistemi organizzativi, siano centrati sul fatto che tutti siamo persone e che l’umano-centrismo – quindi la dignità della persona – è elemento vitale senza il quale i sistemi, sanitari e non, sono destinati al collasso.
La formazione alla umanizzazione delle cure è allora una priorità imprescindibile, poiché porre nuovamente al centro la relazione interpersonale nel percorso terapeutico prevede che si valutino e si diano risposte sia ai bisogni pratici e materiali, ma anche a quelli psicologici, sociali e spirituali. Ciò deve essere alla base dei sistemi di cura su cui costruire la medicina nell’età moderna. Lo sviluppo di competenze relazionali, incluse le “tecniche” di apprendimento dell’empatia e delle abilità comunicative di base e complesse, della gestione delle emozioni, dell’etica relazionale e della attenzione alla spiritualità, ne sono gli strumenti operativi. Questi devono esprimersi nelle varie espressioni con cui ci si muove in quets aampia area, tra cui la stessa Umanizzazione delle cure, intesa come processo pratico-relazionale, la Health Care Humanizing nella cura, come strumento operativo, nelle Medical Humanities e nella Medicina Narrativa come approcci culturali e formativi, orientati alla dignità e all’implementazione dei valori personali (il noto, quanto ovvio concetto de “la persona oltre la malattia”).
A tutto questo si aggiunge la necessità di un’attenzione al contesto organizzativo, creando luoghi di cura confortevoli e un'organizzazione ospedaliera che riduca la burocrazia e lo stress del paziente (Ambiente e Organizzazione), promuovendo il benessere organizzativo e la formazione degli operatori sanitari sulle competenze relazionali (Formazione e Benessere) e coinvolgendo diverse figure professionali, inclusi volontari e caregiver e altri pazienti (peer-to-peer), per garantire un intervento globale multi- e, soprattutto, interdisciplinare.
Se l’Umano-Centrismo e la Umanizzazione delle Cure devono di necessità comprendere l’area sanitaria, a questa tuttavia non si devono limitare, considerando che il benessere organizzativo riguarda qualunque contesto, intendendosi la cura– in quanto attenzione all’altro e preoccupazione per l’altro – come elemento comune a qualunque relazione interpersonale.
OBIETTIVI
Obiettivi dei Terzi Stati Generali itineranti per l’umanizzazione delle cure e il benessere organizzativo sono:
1. Approfondire i temi della etica e della umanizzazione della cura intesa nella sua espressione di medicina della persona, per la persona, con la persona e attraverso la persona.
2. Comprendere e apprendere quali strumenti concreti mettere in atto nella formazione alla umanizzazione delle cure attraverso un approccio orientato alla dignità della persona in tutte le aree sanitarie in un’ottica di cura basata sulle evidenze (evidence-based medicine), ma anche sui valori individuali, etici, spirituali e psicosociali in senso ampio ( values-based medicine).
3. Analizzare i passi compiuti in questo senso a livello formativo-didattico nei contesti universitari pre- e post-laurea nella preparazione orientata all’umano-centrismo e nelle aziende sanitarie e i futuri obiettivi formativi secondo una programmazione specifica che abbia insita la valutazioen degli esiti formstivi e delle ricadute in termini relazionali, assistenziali e di soddisfazione, sia dei pazient e dei fmilairi, sia del personale sanitario.
4. Valutare la applicabilità dell’Umano-Centrismo e della relativa formazione in qualunque contesto organizzativo, nel quale gli elementi chiave alla base delle buone relazioni interpersonali divengano strumento per il benessere delle aziende e delle organizzazioni anche non sanitarie, nel territorio.